Anche il packaging è filosofia

Qual è il ruolo del contenitore ovvero, per dirla in termini un po’ più tecnici e anglosassoni, del packaging?

La risposta, ovviamente, non è così scontata come potrebbe sembrare. Bisogna, intanto, considerare che il prodotto deve attrarre l’attenzione del cliente e comunicare visivamente. Deve, in sostanza, “emozionare”.

Il packaging in generale deve distinguersi e far esaltare il prodotto dai concorrenti, identificando il logo e valorizzando la proposta. Ecco che il packaging diventa un “venditore” ma senza parola che lancia messaggi nel circuito linguistico.

Tutto è armonia: la grafica, la forma, i materiali della scatola.

Volete un esempio? Eccolo.
Pensate se entraste in un ristorante di Antonino Cannavacciuolo e, proprio lui, vi servisse una delle migliori pietanze direttamente sul tavolo. Mangereste la pietanza? Io no, sicuramente.
Il concetto è: possiamo avere un motore eccezionale, ma senza una carrozzeria adeguata, pochi acquisterebbero l’auto.

Il cliente deve essere attratto dai colori, da un logo, da una forma particolare o dalle dimensioni.
Bisogna, in sostanza, distinguersi. E per farlo serve intuizione, colpo di creatività e di genio.
Non basta l’idea, serve anche la confezione giusta. E, questa, è filosofia.

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